Prima di rispondere alla domanda fondamentale: Si può progettare il paesaggio?
Credo che dobbiamo rispondere a quest’altra:
I paesaggi storici che conosciamo ed amiamo, sono il risultato di un progetto consapevole?
La mia opinione è NO. Almeno nel senso che attribuiamo tradizionale al termine progetto.
I paesaggi storici sono, piuttosto, il risultato di un sistema di regole condivise.
Regole e tradizioni edificatorie, modelli formali di lungo periodo, tecniche entrate nella cultura diffusa.
Il paesaggio è, in tutta evidenza, il risultato delle modalità di intervento di una data area geografica, in un certo arco di tempo. Se le modalità rispondono a modelli tecnici e culturali che mutano in tempi brevi, il risultato sarà un paesaggio eterogeneo, tendenzialmente disarmonico, che avvertiamo come brutto, soprattutto in rapporto con i paesaggi storici a noi noti.
Se il processo di trasformazione del paesaggio è in corso da non molto tempo, possiamo ancora leggere le regole costitutive di quello storico e, viceversa, sentire come alterazioni le trasformazioni dettate da nuove regole e modelli.
L’obiettivo di tutela o conservazione di un paesaggio storico si declina dunque nelle diverse azioni di lettura delle regole formali ed economiche, e di disciplina dei futuri interventi, che alle suddette regole formali dovranno conformarsi, pur in presenza di condizioni economiche diverse.
Nel caso di un paesaggio in parte trasformato, credo che si possa, legittimamente e realisticamente, puntare solo su azioni di mitigazione degli effetti delle parti trasformate sul substrato paesaggistico storico, oltre che sul blocco dell’ulteriore processo di snaturamento.
I paesaggi completamente trasformati, nei quali le condizioni storiche non sono ormai più leggibili, se riteniamo posseggano ancora possibilità di evoluzione/trasformazione, sono quelli ai quali è invece possibile rivolgere una attività di progettazione paesaggistica vera e propria, che integri elementi di mitigazione ed interventi di riordino e riattribuzione di senso. Qui ci muoviamo, però, in terreni nuovi e sconosciuti.